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Il testo è in prima persona perché Odisseo lo racconta alla corte di Re


Disse così per provarmi:ma non m'igganno,ne so tante

E di nuovo gli dissi con parole ingannevoli:

<<la nave me la fracassta poseidone che scuote la terra,gettando controgli scogli,

Spingendola su un promontorio e il vento lha porata a largo.

Io però mi sono salvato con costoro>> O Dissì così,ed egli non mi rispose,con cuore spietato,allungo le mani sui miei

compagni ne afferrò due e gli sbatte comecuccioli per terra:sprizzò il cervello

a terra,e bagno il suolo.li squartò membro a membro e appresto la sua

cena:mangiava come un lenone e niente lascaiva ne ossa ne interiora,ne midollo e carne.

Noi piagemmo invocando zeus con le mani,

Vedendo latroce misfatto:eravamo inpotenti.

Quando il ciclope sifu riempito ilventre,

Divorando la carene umana e bevendo il latte si sdraio nella grotta sdraiandosì tra il gregge.

Il nel cuore magnanimo pensai

D'accostarmi e,tratta l'aguzza spada,

Di colpirlo nel petto dove i prcorbi reggono il fegato,

Ma mi trattenne un altro pensiero.

Infatti saremmo finito li anche noi nella ripida morte,

Perchè con le mani non avremmo potito spostare

Dall'alto ingresso la pesante pietra massa su di lui.

E così,sopriando,aspettando la chiara aurora.

(Al mattino Polifemo accende il fuoco, munge le pecore e mangia altri due compagni di Odisseo, poi chiude il masso e esce dalla grotta. Odisseo predispone il suo piano: appuntisce un palo con cui accecare il ciclope e lo nasconde sotto il letame, polifemo rientra e....)

Dopodiche sveltamente fini il suo lavoro,

Afferrati altri due uomini aprestò la sua cena

Allora standogli accanto dissi al ciclope,

Tenendo con le mani una ciotola di nero vino,

<<su,bevi il vino,ciclope,dopo aver mangiato la carbe umana,

Perchè tu sappia che bevanda è questa che la nostra nave

Serbava.Te l'avevo in offerta,semmai impietosito mi mandassi a casa

Ma tu sei insopportabilmente furioso.

Sciagurato, chi altro dei molti uoinipotrebbe venire,

In futuro da te?perche non agisci in modo giusto>>.

Dissi cosi, lui lo prese e lo tracannò: gioì terribilmente a bere la dolce bevanda e me ne chiese ancora dell'altro:

<< dammene acora,da bravo,dimmi il tuo nome,

ora subito,che ti do un dono ospitale di cui rallegrarti.

Certo la terra che dona le biade produce i ciclopi

Veni di ottimi grappoli,e la pioggia di zeus gli lo fa crescere.

Ma questa ê una goccia di ambrosia e nettare>>

Visse così e io di nuovo lo scuro vino.

Glie ne diedi tre colte e 3 volte lo tracanno.

Ma quando il vino raggiunse il ciclope ai precordi ,

Allora gli parlai con dolci parole:

<<ciclope,mi chiedi il mil nome famoso ed io

Ti dirò: tu dammi il mio dono ospitale come promesso.

Nessuno è il mio nome nessuno mo chiamano i miei compagni,mio padre e mia madre mi chiamarono così>>

Disso cosi e lui subito mi rispose:

<<per ultimo io mangerò Nussuno, gli altriprima, per te sarà questo il dono ospitale >>

Disse e arrovesciatosi cadde supino, e poi

Giacque piegando il grasso collo: il sonno,

Che tutto doma, lo colse; dalla strozza gli usci fuori vino

E pezzi di carne umana; ruttava ubriaco

E allora io spinsi sotto la gran cenere il palo finche si scaldo:

A tutti i compagni feci

Coraggio perche nessuno si ritraesse atterrito.

E appena il palo di ulivo stava per avvampare

Nel fuoco, banche fosse verde--era terribilmente rovente--

Allora lo trasse dal fuoco.i compagni stavano

Intorno:il dio ci ispiró gran coraggio

Essi afferrato il palo di ulivo,aguzzo all'estremità,lo ficcarono dentro il suo occhio

Io,sollevatomi,lo giravo

Di sopra,come quando uno fora un legno di nave

Col trapano che altri di sotto muovono con una cinghia

Tenendola dalle due parti, e sempre, senza sosta, esso avanza;

Così giravamo nell'occhio il palo infuocato

Tutte le palpebre e le sopracciciglia gli riarse la vampa,

Quando il bulbo brucio: le radici gli sfrigolavano al fuoco.

Come quando un fabbro immerge una grande scure

O un ascia nell'acqua fredda con acuto stridio

Per temprarle - ed è questa la forza del ferro-,

Così sfrigolava il suo occhio attorno al palo di ulivo.

Lancio un grande urlo pauroso: rimbombo intorno alla roccia.

Noi atterriti scappammo. Dall'occhio si svelse il palo, sporco di molto sangue.

Lo scaglio con le mani lontano da se, smaniando:

Poi chiamo a gran voce i Ciclopi che li intorno

In spelonche abitavano, per le cime ventose quelli, udendo il suo grido

arrivarono fin di qua che di la

E, fermatisi presso il suo antro, chiedevano cosa lo molestasse:

<< perche, polifemo sei cosi afflitto? E ci fai senza sonno ?>> << Nessuno, amici, mi uccide>>> ed essi rispondendo dissero


<< Se dunque nessuno ti fa violenza e sei solo

Non puoi certo evitare il morbo del grande zeus, allora tu prega tuo padre poseidone signore>>

Rise il mio

Perche il nome mio e l'astuzia perfetta l'avevano ingannato


( polifemo rimuove la roccia, lascia uscire le pecore sotto le quali vi erano aggrappati Odisseo e i suoi. Odisseo non resiste alla tentazione e gli urla il suo nome, e polifemo chiede vendetta a Poseidone, mentre i compagni e Odisseo, scappano... )




Parafrasi

Così disse tentandomi, ma non mi sfuggì, perchè sono accorto. "La nave me l'ha spezzata Poseidone enosictono, contro gli scogli cacciandola, al limite del vostro paese; proprio sul promontorio: il vento dal largo spin

geva. io solo sfuggii con questi l'abisso di morte". Egli non rispose, e con cattiveria allungò le mani sui miei compagni, ne prese due e gli fece schizzare il cervello, come se fossero due bambini. Li squartò le membra e si preparo a cenare, mangiava come un leone, e niente lasciava, ne ossa, ne carne, ne midollo. Noi piangemmo invocando Zeus con le mani, osservando la raccapricciante scena, con occhi impotenti. Una volta saziata la fame del ciclope, egli bevve del latte, e si adagiò nella grotta, in mezzo al gregge di pecore. Io nel mio cuore coraggioso, pensai di avvicinarmi, e, una volta tratta la spada, colpirlo nel petto. Ma non lo feci, poiché saremmo rimasti chiusi nella grotta, dato che non saremmo riusciti a spostare il grande masso all'ingresso. È così aspettammo l'alba. (... Al mattino Polifemo riaccende il fuoco, munge le pecore e mangia due compagni di Odisseo, poi chiude la grotta con il masso e lascia da soli nella grotta il gruppo di uomini. Odisseo predispone il piano di accecare il ciclope, aguzzando un bastone e nascondendolo sotto il letame. Polifemo ritorna e...) Finì molto velocemente il suo lavoro, e, una volta afferrati due uomini come cena io mormorai, tenendo tra le mani una grande ciotola colma di vino < Su, bevine, Ciclope, questo è ciò che io avevo sulla mia nave, e l'ho portato per offrirtelo, per la tua ospitalità, ma tu sei così malvagio. Sciagurato, agisci in modo cattivo> Così dicendo glielo porsi e lui ne tracannò il contenuto : gioì allo scorrere della bevande lungo la sua gola, e me ne chiese dell'altro< Dammene ancora, da bravo e dimmi il tuo nome, ora, che ti do un dono del quale tu ti rallegrerai. Di certo la terra da molti buoni frutti, ma questo è una goccia di ambrosia e di nettare degli dei!> Così dicendo ne tracanno un altro. Gliene

Polifemo e ulisse wikia.jpg

Polifemo che viene accecato da Ulisse

diedi tre volte e per tre volte ne bevve. Ma quando il ciclope stava per addormentarsi, gli dissi < Tu mi stai chiedendo il mio nome, in cambio del dono ospitale. Io mi chiamo Nessuno. Così mi chiamano i compagni, così mi ha chiamato mia madre. > Mi rispose < Per ultimo io ti mangerò, Nessuno, è questo il mio dono> E, una volta conclusa la frase si accasciò supino. Dalla gola ruttava brandelli di carne umana, e il suo alito sapeva di vino. Io spinsi il palo affilato nelle cenere, fino al punto che esso diventasse ardente. I miei compagni erano vicini a me, e un dio ci diede quel coraggio. Prendemmo il bastone e lo ficcarono nel suo occhio e io lo giravo come se fosse un trapano, e intorno alla punta il sangue caldo sgorgava e scorreva. Il suo occhio sfrigolava, e le palpebre e il sopracciglio bruciacchiavano, sembravano ferro rovente nell'acqua gelida. Un grande boato riempì la grotta. Noi scappammo terrorizzati. Il ciclope afferro il palo e lo scagliò. Poi chiamo a gran voce i suoi fratelli ciclopi urlando < Nessuno mi ha accecato...> i ciclopi, sentendo le sue urla lo derisero, come rideva il mio cuore, perché la astuzia e il mio nome l'avevano ingannato. (... Al mattino Polifemo apre la grotta per far uscire solo le pecore, ma Odisseo e i suoi compagni si aggrappano sotto alle pecore, in modo che Polifemo non si accorga mentre tocca la testa alle pecore, per controllare che non siano gli uomini ad uscire. Odisseo e la sua compagnia corrono alla nave, ma Odisseo non resiste alla tentazione di urlare il suo vero nome. Il ciclope invoca so padre, Poseidone di vendicarlo).

Fonti : libro " leggere e nuvole, mito epica e letteratura" casa editrice Trioschi, autore Olivia Elena Trioschi

     Http:it.wikisource.org/wiki/Odissea/LibroIX

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