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IntroduzioneModifica

Patroclo è una figura della mitologia greca, tra le più importanti nella guerra di Troia.Figlio di Menezio e di Stenele, era l'amato cugino di Achille. Indossò le armi del cugino quando questi, offeso da Agamennone, re di Micene, rifiutò di continuare a combattere contro i Troiani: presentatosi in battaglia in veste sua, Patroclo provocò scompiglio nelle schiere nemiche, che respinse vittoriosamente, ma venne indebolito dagli dei, ferito da Euforbo ed

Patroclo.troy.

Patroclo nel film <Troy>

 infine ucciso da Ettore. Il desiderio di vendicare il cugino indusse Achille a riprendere in mano le armi e continuare la guerra e ad uccidere lo stesso Ettore in duello.Patroclo è una delle personalità di maggior spicco dell'Iliade di Omero. Personaggio di grande bontà e dolcezza, costituisce una novità in un mondo di eroi che non conoscono altre virtù oltre alla forza bruta.(fonti)


Versi dell'iliade nei quali patroclo è protagonistaModifica

Patroclo intanto un caldo rio versando di lagrime, siccome onda di cupo fonte che in brune polle si devolve
da rupe alpestre. Riguardollo, e n'ebbe pietà il guerriero piè-veloce, e disse:

"Perché piangi, Patroclo?

Bamboletta sembri che dietro alla madre

correndo torla in braccio la prega,

e la rattiene attaccata alla gonna,

ed i suoi passi impedendo piangente

la riguarda finch'ella al petto la raccolga.

Or donde questo imbelle tuo pianto?

Ai Mirmidóni o a me medesmo d'una ria novella

sei forse annunziator? Forse di Ftia

la ti giunse segreta? E pur la fama vivo ne dice ancor Menèzio, e vivo

tra i Mirmidón l'Eàcide Pelèo,

d'ambo i quali d'assai grave a noi fôra certo la morte. O per gli Achei tu forse le tue lagrime versi, e li compiagni

là tra le fiamme delle navi ancisi,

e dell'onta puniti che mi fêro?

Parla, m'apri il tuo duol, meco il dividi. E tu dal cor rompendo alto un sospiro così, Patròclo, rispondesti: O Achille, o degli Achei fortissimo Pelìde,

non ti sdegnar del mio pianto. Lo chiede degli Achei l'empio fato. Oimè, che quanti eran dianzi i miglior, tutti alle navi giaccion feriti, quale di saetta,

qual di fendente. Di saetta il forte Tidìde Dïomede, e di fendente

l'inclito Ulisse e Agamennón; trafitta

ei pur di freccia Eurìpilo ha la coscia.

Intorno a lor di farmaci molt'opra

fan le mediche mani, e le ferite

ristorando ne vanno. E tu resisti

inesorato ancora? O Achille! oh mai

non mi s'appigli al cor, pari alla tua,

l'ira, o funesto valoroso! E s'oggi

sottrar nieghi gli Achivi a morte indegna,

chi fia che poscia da te speri aita?

Crudel! né padre a te Pelèo, né madre Tetide fu: te il negro mare o il fianco

partorì delle rupi, e tu rinserri

cuor di rupe nel sen. Se doloroso

ti turba un qualche oracolo la mente;

se di Giove alcun cenno a te la madre veneranda recò, me tosto almeno

invìa nel campo; e al mio comando

i forti Mirmidoni concedi, ond'io,

se puossi, qualche raggio di speme ai travagliati compagni apporti.

E questo ancor mi assenti, ch'io, delle tue coperto armi le spalle,

m'appresenti al nemico, onde ingannato dalla sembianza, in me comparso ei creda

lo stesso Achille, e fugga,

e l'abbattuto Acheo respiri.

Nella pugna è spesso 
Patrcolo

"Patroclo come eroe greco"

una via di salute un sol respiro;

e noi di forze intégri agevolmente

ricaccerem la stanca oste alle mura

dalle navi respinta e dalle tende.

Così l'eroe pregò. Folle! ché morte

perorava a se stesso e reo destino.

E a lui gemendo di corruccio Achille:

Che dicesti, o Patròclo? In questo petto terror d'udite profezie non passa,

né di Giove alcun cenno a me la diva

madre recò. Ma il cor mi rode acerba

doglia in pensando che rapirmi il mio

un mio pari s'ardisce, e del concesso

premio spogliarmi prepotente. È questo, questo il tormento, il dispetto, la rabbia

onde l'alma è angosciata. Una donzella

di valor ricompensa, a me prescelta

da tutto il campo, e da me pria coll'asta conquistata per mezzo alla ruina

di munita città, questa alle mie

mani ha ritolta l'orgoglioso Atride,

come a vil vagabondo. Ma le andate

cose sien poste nell'obblìo; ché l'ira

viver non debbe eterna. Io certo avea fatto un severo nel mio cor decreto

di non porla, se prima non giugnesse

alle mie navi de' pugnanti il grido

e la pugna. Ma tu le mie ti vesti

armi temute, e alla battaglia guida

i bellicosi Tessali; ché fosco

di Teucri e fiero un nugolo vegg'io

circondar già le navi, e al lido stringersi

in poco spazio i Greci, e su lor tutta

Troia versarsi, audace fatta e balda

perché vicino balenar non vede

Ipg

L'amicizia tra Patroclo e Achille

dell'elmo mio la fronte. Oh fosse meco

stato re giusto Agamennón! Ben iot'affermo che costoro avrìan fuggendo

de' lor corpi ricolme allor le fosse.

Or ecco che n'han chiuso essi d'assedio: perocché nella man di Dïomede,

a tener lunge dagli Achei la morte,

l'asta più non infuria, né d'Atride

la voce ascolto io più dall'abborrita

bocca scoppiante; ma sol quella intorno dell'omicida Ettorre mi rimbomba

animante i Troiani. E questi alzando

liete grida guerriere il campo tutto

tengon già vincitori. E nondimeno

va, ti scaglia animoso, e dalle navi

quella peste allontana, né patire

che le si strugga il fuoco, e ne sia tolta

del desïato ritornar la via.

Ma, quale in mente la ti pongo, avverti

de' miei detti alla somma, e m'obbedisci,

se vuoi che gloria me ne torni, e grande

dai Greci onore, e che la bella schiava

con doni eletti alfin mi sia renduta.

Cacciati i Teucri, fa ritorno: e s'anco l'altitonante di Giunon marito

ti prometta vittoria, incauta brama

di pugnar senza me con quei gagliardi

non ti seduca, né voler ch'io colga

di ciò vergogna e disonor: né spinto

dall'ardor della pugna alle fatali

dardanie mura avvicinar le schiere

della strage de' Teucri insuperbito;

onde non scenda dall'Olimpo un qualche Immortale a tuo danno.

Essi son cari,

non obblïarlo, al saettante Apollo.

Posti in salvo i navili, immantinente

dunque dà volta, e lascia ambo a vicenda struggersi i campi.

Oh Giove padre! oh Pallade!

e tu di Delo arciero Iddio, deh fate

che nessun possa né Troian né Greco

fatto un severo nel mio cor decreto

di non porla, se prima non giugnesse

alle mie navi de' pugnanti il grido

e la pugna. Ma tu le mie ti vesti

armi temute, e alla battaglia guida

i bellicosi Tessali; ché fosco

di Teucri e fiero un nugolo vegg'io

circondar già le navi, e al lido stringersi

in poco spazio i Greci, e su lor tutta

Troia versarsi, audace fatta e balda

perché vicino balenar non vede

dell'elmo mio la fronte. Oh fosse meco

stato re giusto Agamennón! Ben io

t'affermo che costoro avrìan fuggendo

de' lor corpi ricolme allor le fosse.

Or ecco che n'han chiuso essi d'assedio: perocché nella man di Dïomede,

a tener lunge dagli Achei la morte,

l'asta più non infuria, né d'Atride

la voce ascolto io più dall'abborrita

bocca scoppiante; ma sol quella intorno dell'omicida Ettorre mi rimbomba

animante i Troiani".

Iliade_la morte di Patroclo - libro XVI

Tre volte Patroclo si scagliò, simile ad Ares violento,

gridando terribilmente, e per tre volte

uccise nove uomini.

Ma quando la quarta volta si slanciò simile

a un dio, allora, Patroclo, apparve la fine della tua vita.

Gli venne incontro Febo, in mezzo alla violenta battaglia

terribile, e lui, nel tumulto, non lo vide venire;

gli si fece incontro avvolto da una gran nebbia,

e stando di dietro gli colpì la schiena e le spalle

con il palmo della mano, e gli si stravolsero gli occhi.

Gli gettò l’elmo giù dalla testa il dio Febo Apollo,

e 1’elmo rotolò rimbombando sotto gli zoccoli

dei cavalli, e i pennacchi si sporcarono di sangue e polvere.

Prima, non sarebbe mai stato possibile che si sporcasse
Menelao.patroclo

Menelao prende il corpo di Patroclo

di polvere l’elmo coi crini di cavallo, giacché proteggeva

la testa e la nobile fronte di un uomo divino,

Achille, ma allora Zeus lo diede ad Ettore

che lo portasse in testa, quando la morte gli era vicina

Gli si ruppe in mano la lunghissima lancia

grande, pesante, con la punta di bronzo, e dalle spalle

cadde a terra lo scudo con la cinghia di cuoio;

gli sciolse la corazza il figlio di Zeus, Febo Apollo.

L’accecamento gli prese il cuore, e si sciolsero le belle membra.

Si fermò stupito, e da dietro gli colpì la schiena con la lancia acuta

in mezzo alle spalle da vicino un Troiano,

Euforbo, figlio di Pantoo,

che brillava tra i suoi coetanei

per l’abilità nella lancia e nel guidare i cavalli,

e per la corsa veloce;

già venti uomini aveva gettato dal carro

la prima volta che venne ad apprendere il combattimento.

Questi fu il primo che scagliò l’arma su di te, Patroclo, e non t’uccise; corse via e si mescolò nella calca:

dopo avere strappato dal corpo l’asta di frassino,

non resse alla vista di Patroclo, anche senz’armi, nella battaglia.

Patroclo, colpito dalla mano del dio e dalla lancia,

riparò tra i suoi compagni, sfuggendo al destino di morte.

Allora Ettore, quando vide il magnanimo Patroclo

ripiegare ferito dal ferro acuto, gli venne vicino

attraverso le file, e lo ferì con la lancia

al basso ventre, e lo trapassò con il ferro.


Parafrasi di "Patroclo scende in campo" Modifica

La guerra riprese, furiosa. Ormai i Troiani avevano la meglio ed Ettore, guidato da Apollo, aveva appiccato il fuoco alle navi dei Greci. Tutto sembrava perduto. Patroclo allora si precipitò corren- do alla tenda di Achille. Era sconvolto. «Che c’è, amico mio?» – gli chiese Achille – «Perché piangi? Hai forse pietà degli Achei, che muoiono per colpa della loro arroganza?». Patroclo rispose: «Sì, Achille: il mio cuore soffre per loro. Tutti i più forti giacciono morti. Perché non vuoi aiutarli? Hai un cuore di pietra! Se non vuoi combattere tu, lascia almeno che lo faccia io. Manda me in loro soccorso, vestito con le tue armi: quando mi vedranno, i Troiani per la paura arretreranno». Così pregava Patroclo, e non sapeva che stava invocando su di sé una morte tremenda. Achille gli disse: «La mia ira non si è ancora placata. Ma se dav- vero vuoi, va’ tu e guida i guerrieri Mirmìdoni, perché fermino la furia di Ettore. Ma ascoltami: quando avrai salvato le nostre navi, torna da me. Non andare da solo a combattere a Troia». Patroclo subito si vestì con le armi di Achille e guidò i guerrieri verso le navi. Quando i Troiani lo videro, tra le file serpeggiò la paura: credevano che Achille fosse tornato. Patroclo fece strage di Troiani, mentre i Mirmìdoni si slanciavano sui nemici come lupi famelici. I Troiani e i loro alleati si ritiravano.


Parafrasi di "La morte di Patroclo"Modifica

Parafrasi di "la morte di Patroclo" http://www.pianetascuola.it/risorse/media/secondaria_primo/italiano/giallo_rosso_blu1_epica/leggi_ascolta_epica/iliade/patroclo/patroclo.pdf

Ettore, aiutato da Apollo, raggiunge l’accampamento acheo e dà fuoco alla nave dei nemici, Patroclo piange perché i migliori sono distesi sulle navi nemici, colpiti e feriti, e chiede ad Achille di mandarlo in guerra e di concedergli le sue armi. Achille era ancora deciso a non andare in guerra perché ancora la nave stava andando a fuoco. Dopo continui implori Achille acconsente a patto che, Patroclo gli possa dare onore da parte di tutti gli achei, e appena i nemici si fossero allontanati, non continuasse a fare la guerra senza di lui anche se Zeus non gli desse la vittoria; perché ciò lo renderebbe ancor più privo di onore. Patroclo si stava preparando per andare in guerra. Se avesse ascoltato il consiglio di Peleo non sarebbe dovuto andare perché avrebbe avuto un destino crudele, la morte. Patroclo andò in guerra, spaventò i nemici e non contento entrò anche lui nella mischia. E qui trovò la morte, ferito prima da un colpo di Apollo poi dal troiano Efuorbo, infine da Ettore, che si impadronisce poi delle armi divine. Achille decise di entrare in guerra per riscattare la morte dell’amico, e chiede alla madre Teti nuove armi divine per rientrare in battaglia. Zeus aveva impedito alle altre divinità di aiutarli in battaglia. Iris però è intervenuta, a favore di Achille, ed è stata attenta a non farsi vedere dagli dei di tutto l’Olimpo. Gli achei erano tristi per la morte di Patroclo e lottavano per impadronirsi del corpo. Dopo una lunga battaglia per impossessarsi del corpo di Patroclo, che ha causato perdite in entrambi gli eserciti, si apre un momento di disperazione e di intimità fra tutti gli Achei.

Parafrasi di "Ettore veste le armi di Achille" Modifica

  Il primo ad accorgersi della morte di Patroclo fu Menelao. Ma quando arrivò Ettore, Menelao arretrò spaventato, e subito l’eroe troiano fu sopra al corpo di Patroclo e lo spogliò delle armi. Poi lo sollevò per i capelli: voleva mozzargli con la spada la testa e lasciare il corpo preda dei cani, in segno di spregio. Ma non ci riuscì: Aiace piombò su di lui come un fulmine e, scac- ciato Ettore, coprì con lo scudo il corpo inerte di Patroclo. Poi si mise accanto a lui: lo vegliava, come un leone sta accanto ai suoi cuccioli, e proteggeva il suo corpo senza vita. Ettore raggiunse i compagni e si spogliò delle sue armi e rivestì quelle strappate a Patroclo. Finalmente le armi di Achille erano sue! Zeus potente lo vide dall’alto e, scuotendo il capo, disse: «Infelice, non senti nel cuore la morte, che si avvicina a te a grandi passi? Ma io ti predico che tua moglie non ti vedrà mai così glorioso». Intorno al corpo di Patroclo intanto si era scatenata la lotta: i Troiani volevano impadronirsi del suo corpo e straziarlo, ma i Greci lo difendevano strenuamente. Tutti i Greci piangevano il giovane eroe. Solo Achille ancora ignorava la sorte del suo caro compagno.

Schermata 12-2456279 alle 19.40.26

mappa concettuale

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