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LA DONNA AFRICANA


Sebbene negli ultimi decenni sembra che anche il problema della discriminazione delle donne si sia lentamente dissolvendo, in realtà permangono nella società sud-africana molte delle tradizionali concezioni riguardo alla vita in famiglia e nella società della cultura "nera". Per quanto la cultura europea, che lentamente si impone nelle zone urbane, non condivida questi valori, nelle zone rurali e nelle comunità ancora non sono superati. Per tradizione la famiglia africana è di tipo allargato, cioè comprende tutti i parenti e più in generale la comunità. La distinzione tra le famiglie delle città e quelle delle zone rurali si basa sui processi di industrializzazione, urbanizzazione e occidentalizzazione. L'uomo spesso ha una moglie in città con uno status più forte della famiglia e una o più nelle zone rurali senza alcun potere sulla famiglia. Anche la poligamia ha origini antiche: quante più mogli un uomo aveva, tanto più era importante all'interno della comunità. La violenza verso le donne nelle famiglie è molto forte: E' stimato che ogni 6 giorni una moglie sia uccisa dal marito. Le famiglie bianche sono innanzitutto da "classificare" in: famiglie di lingua inglese, afrikaans e di origine europea. Quelle di lingua inglese sono da sempre considerate le più progressiste, basate su individualismo e una struttura di tipo nucleare, quelle afrikaaner sono tradizionalmente le più conservatrici. Le donne delle famiglie bianche di lingua inglese sono poste sullo stesso piano dell'uomo, com'è tipico della tradizione europea e non discriminate. In quella di lingua africana, pur non essendo particolarmente discriminata, la donna ha comunque un ruolo in secondo piano rispetto al marito che è il centro della vita familiare.

BREVE STORIA

La fitta rete di legami intorno all'unione tra uomo e donna era il fulcro del processo produttivo di questa società. Tale processo era regolato dal controllo dell'uomo sulle capacità produttive e riproduttive della donna e veniva sancito dallo scambio donna-bestiamme. La buona riuscita del matrimonio era condizionata dal livello di obbedienza e dal grado di fertilità che costituiva il principale strumento per creare ricchezza. Era la donna a svolgere il lavoro agricolo necessario alla sussitenza dell'unità famigliare e ad essere al centro del meccanismo di acquisizione del bestiame, di conseguenza risultava essere l'elemento economico centrale della società e per tanto godeva di un considerevole rispetto e disponeva di un certo potere sociale. La situazione peggiora quando nell'800 arrivano i colonialisti. L'African Customary Law ha riconosciuto,  distorti i caratteri patriarcali della società tradizionale, privando la donna africana di qualsiasi autorità e autonomia. L'accentuarsi della divisione del lavor che identificava gli uomini con la sfera pubblica e le donne con quella domestica finì per regalare a quest'ultima una posizione sempre più marginale. Esse furono private delle premesse che in precedenza permettevano loro di piegare le regole a proprio vantaggio, ma nello stesso tempo non erano ancora sotto la protezione dell'ordine giuridico formale. Esse divennero delle vere e proprie "fuorilegge". Per rispodere a tale esigenza il governo coloniale sviluppò il MIGRANT RURAL SYSTEM. Le donne restavano generalmente vincolate al mondo rurale e divennero, l'effettive responsabili dell'unità famigliare. Costrette a fronteggiare in solitudine lo sgretolarsi della sfera sociale del mondo tradizionale, le donne africane si trovarono contemporaneamente escluse dal processo produttivo industriale e quindi dalla possibilità di accedere alle aree industrializzate. Gli effetti del MIGRANT LABOUR SYSTEM hanno provocato la tendenza al disfacimento del mondo matrimoniale. La donna, spesso sola di fronte ai gravosi compiti di gestione della famiglia, divenne sempre meno disposta a sottomettersi alle autorità dem marito che era prevalentemente lontana da casa. Emersero così forme si struttura famigliare incentrate sulla figura femminile. Con il venire meno dei tradizionali legami uomo-donna si ebbe un forto incremento dell'adulterio, del divorzio, dell'abbandono da parte di uno dei 2 coniugi e delle gravidanze pre-matrimoniali. La rottura dei codici di comportamento tradizionali comportò inoltre l'inasprimento dlle tensioni uomo-donna che determinò a sua volta un forte incremento della violenza nei confronti delle donne, ed un ulteriore sviluppo dell'AIDS. DA un lato lo sgretolarsi della famiglia patriarcale dava alla ddonnaa una maggiore autonomia, dall'altro però la privava di sicurezza sociele e materiale.La donna del mondo rurale veniva condizionata dalle lunghe assenze del marito così spinta dal bisogno di difesa dell'unità famigliare, infrangendo i costumi tradizionali, raggiunse il proprio uomo nelle città. La produzione di alcolici era storicamente riservata alle donne della cultura tradizionale africana. A partire dalla città di Durban, nel 1908, si sviluppò il beerhall system, una forma di controllo governativo degli alcolici che andò a colpire la popolazione femminile. Benchè punita da parte delle autorità le donne organizzarono la gevistione delle sheebeen: qui si sviluppò la cultura marabi, fatta di danza, musica, convivenza tra le diverse etnie e solidarietà. La seconda principale forma di guadagno delle donne in città era quella di andare a servizio presso le famiglie dei bianche. La donna nera era costretta a subire svariate forme di oppressione: salari bassi, orari impossibili, molestie sessuali. Il sistema sociale patriarcale e le leggi dell'apartheid hanno fatto si che l'identità sociale della donna nera fosse mediata dal rapporto con l'uomo e in particolare dal matrimonio.


PRATICHE USATE


L'INFIBULAZIONE

Una pratica molto usata in africa è l'infibulazione. In una società che sembra preoccuparsi del rispetto dei diritti umani solo in situazioni che la riguardano direttamente, non desta scalpore che molti non siano a conoscenza di questa atroce sofferenza che viene inflitta quotidianamente a donne colpevoli solo di non essere nati nella parte del mondo giusta. Esistono 3 tipi di mutilazione dei genitali femminili: la clitoridectomia in cui viene asportata tutta, o parte, della clitoride, l'escissione che prevede l'asportazione sia della clitoride che delle piccole labbra e, infine, l'infibulazione, la forma più estrema e crudele, in cui alla pratica della clitoridectomia e dell'escissione, si aggiunge anche il raschiamento delle grandi labbra che sono poi fatte aderire e tenute insieme, così che, una volta cicatrizzata ricoprano completamente l'apertura della vagina, a parte un piccolo orifizio che servirà a far defluire l'urina e il sangue mestruale. Per favorire la cicatrizzazione, inoltre, le grandi labbra vengono legate con fili di crine o spine di acacia e le gambe devono essere tenute legate per un periodo di 40 giorni, dopo avere applicato sulla ferita un composto a base di erbe, latte, uova, cenere e sterco. Inutile anche accennare ai rischi fisici che comporta questa operazione, eseguita la maggior parte delle volte in assenza di precauzioni igieniche e dalle stesse donne della tribù, che quindi non hanno alcuna conoscenza dei principi medici e delle possibili reazioni del corpo a questa tortura vera e propria: non solo emorragie e infezioni, ma anche ascessi e tumori benigni ai nervi che innervavano la clitoride, o infiammazioni del tratto urinario, accanto al rischio di contrarre quella che è la malattia più preoccupante del XXI secolo, l'AIDS e non mancano le volte in cui le complicazioni portano alla morte. Oltre allo shock in cui incorre la bambina, l'infibulazione fa crollare ogni speranza di una serena vita sessuale, in quanto il rapporto è molto doloroso (di fatti l'uomo ritiene che tale pratica sia il modo migliore per scongiurare la possibilità di un adulterio da parte della moglie) e spesso si rende necessario praticare un taglio alle grandi labbra prima del rapporto sessuale. Inoltre questo taglio è necessario anche prima del parto, il che comporta la necessità di praticare di nuovo l'infibulazione una volta che il bambino è venuto al mondo. Nel rispetto di una tradizione che sopravvive solo a causa dell'ignoranza e delle superstizioni che sopravvivono in questi villaggi, ogni giorno la felicità futura di molte bambine viene compromessa irrimediabilmente. Le mutilazioni sui genitali femminili sono state dichiarate una forma di violenza nei confronti delle donne e nel 1994 la collaborazione tra le agenzie dell'ONU e le ONG ha contribuito alla creazione di un " piano di azione per eliminare le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute delle donne e delle bambine ".

In ITALIA invece l'infibulazione viene considerata un reato solo dal 22 Dicembre 2005: la nuova legge detta "le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione del genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all'integrità delle persona e alla salute delle donne e delle bambine" in "attuazione degli articoli 2,3 e 32 della Costituzione in quanto sancito dalla Dichirazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 Settembre 1995 nella quarta Conferenza Mondiale dell'ONU sulle donne". Inoltre è prevista l'organizzazione di compagna di informazione tra gli immigrati per far conoscere la nuova normativa e contribuire all'estinzione di questa brutale pratica; si calcola infatti che nel nostro paese vivano 40.000 donne infabulate e ogni anno, sono circa 6.000 le bambine, i cui genitori provengono dall'Africa Sub-sahariana, che rischiano di subire questo abuso. Perchè la situazione cambi davvero bisogna che siano le donne occidentali a decidere di aprire gli occhi, a scegliere di indignarsi perchè nel 2006 in una parte così vasta del mondo i diritti umani vengono ancora calpestati, a preferire la via della lotta piuttosto che quella dell'indifferenza. Fin dalla fine del 1800, ma soprattutto verso la metà del 1900, le donne africane rivendicavano il possesso della terra, l'essere riconosciute come lavoratrici, la propria dignità in quanto esseri umani. Le intellettuali Afro-Americane evidenziavano l'importante ruolo che le donne di colore avrebbero dovuto giocare nel ristrutturare la società partendo dall'ambiente familiare per arrivare alle grandi conquiste sociali. Queste donne sostenevano di essere soggette ad una triplice forma di oppressione, che non si fermava a quella di genere,ma comprendeva anche quella razziale ed economica. Un'altra importante battaglia promossa dal femminismo nero è quella riguardante la necessità di liberare il corpo della donna grande Afro-Americana dal potere maschile, in particolare bianco, e sottolineava inoltre l'importanza di stabilire le relazioni dialettiche tra potere politico, potere economico e potere sessuale. Dal 1980, le donne africane hanno inoltre dovuto dimostrare la loro forza in seguito ai piani di aggiustamento strutturale (PAS) e alle privatizzazioni di imprese pubbliche che hanno portato al licenziamento di molti uomini; si sono quindi improvvisate commercianti, venditrici di ogni sorta di articoli. Questo nuovo "ruolo economico" all'interno della famiglia ha trasformato anche il loro ruolo sociale e politico, riducendo il controllo operato dal proprio coniuge e dando loro una maggior libertà di movimento.


L'ESCISSIONE

L’escissione del clitoride è presente in Kenya, Burkina Faso, Uganda, Ghana, Mali, Gibuti, Etiopia, Somalia ed Egitto sono i paesi dove la mutilazione genitale femminile è una pratica comune, cui la maggioranza delle bambine viene sottoposta prima di essere iscritte a scuola e, comunque, ben prima di raggiungere lo sviluppo sessuale. Secondo uno studio del 2005, in Egitto il 96% delle donne ha subito mutilazioni sessuali[2]. Secondo i praticanti, la ragazza che subisce l'escissione del clitoride resterà pura per la notte di nozze e il marito non l'abbandonerà per la vergogna.

Le organizzazioni non governative che operano in questi paesi lottano contro tale pratica. Qualche risultato positivo è stato raggiunto. Nel 2003 si è tenuta al Cairo la prima conferenza internazionale sul tema. Con la "Dichiarazione del Cairo", i partecipanti hanno chiesto ufficialmente ai parlamenti nazionali di redigere norme legislative per sradicare tale pratica. Successivamente il Kenya ha bandito le mutilazioni genitali femminili. Nel 2008 altri due Paesi africani hanno condannato escissione ed infibulazione:

1-il Parlamento egiziano ha approvato una legge - che rientra in una normativa sull'infanzia - che considera l'escissione un reato, punibile penalmente (ma il provvedimento precisa che l'escissione può essere praticata in caso di «necessità medica», aprendo così la via ad interpretazioni che rischiano di ridurne la portata); 2-il Parlamento dell'Uganda ha messo a punto un disegno di legge contro le mutilazioni sessuali, che dovrebbe terminare proprio nel marzo 2009. L'attuazione di queste leggi fa pensare al fatto che molti stati si stiano rendendo conto di cosa realmente accadeva alle donne. Nonostante queste leggi,vengono ancora oggi praticate mutilazioni agli organi genitali femminili in parti del mondo, quindi non c'è ancora una parità dei due sessi.

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