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mappa riassuntiva sulla pratica dell'eutanasia

L'eutanasia Appunti Video04:28

L'eutanasia Appunti Video


L'eutanasia è una morte assistita provocata dagli uomini per porre fine alla vita di un individuo,la cui vita è ormai totalmente compromessa per cause naturali,come le malattie ,o accidentali ,come incidenti che provocano coma irreversibile.

Il termine “eutanasia” deriva dalle parole greche eu, buona, e thanatos, morte, e vorrebbe individuare una o più modalità per permettere di giungere ad una morte non dolorosa, anche detta “dolce morte”, al fine di evitare, o quantomeno ridurre al minimo, le sofferenze dovute a particolari malattie terminali.

Tipi di eutanasiaModifica

Esistono diversi tipi di eutanasia e vengono chiamati in modo diverso a seconda dei casi:

-volontaria:il paziente chiede che gli venga praticata l'eutanasia

-involontaria:è un terzo soggetto a chiedere che venga praticata perchè il paziente è affetto da gravi malattie mentali o nel caso dell'eutanasia infantile,praticata sui bambini appena nati o entro i dodici anni. (Questa pratica è vietata in qualsiasi stato del mondo)

-attiva diretta:morte per somministrazione di farmaci

-attiva indiretta:in cui si usano mezzi per diminuire il dolore,anestetici

-passiva:morte del paziente per interruzione volontaria o non del trattamento di cura

-suicidio assistito:il paziente viene aiutato a morire ma senza la somministrazione di alcuna sostanza

Eutanasia animaleModifica

In ambito veterinario, l'eutanasia è pratica comune per sopprimere animali da compagnia o da allevamento affetti da malattie inguaribili e dolorose. Si pratica anestetizzando l'animale e quindi iniettando una sostanza via endovenosa che provoca blocco cardio-respiratorio; L'ipossia cerebrale porta alla morte. Il farmaco veterinario utilizzato è denominato Tanax. Esso contiene embutramide, mebenzonio ioduro, tetracaina cloridrato. La sua azione farmacologica provoca narcosi e paralisi della muscolatura striata scheletrica e respiratoria impedendo quindi la ossigenazione del sangue. Spesso il Tanax non ha alcun'azione diretta sul miocardio, cosicché l'arresto cardiaco sopraggiunge soltanto dopo alcuni minuti. È opinione diffusa fra i veterinari che l'animale, pur paralizzato per azione del Tanax, resti cosciente per un certo lasso di tempo. Per tale motivo è necessario porre l'animale in anestesia totale prima di effettuare l'eutanasia. Una valida alternativa è fornita da barbiturici (tiopentale, pentobarbital) somministrati endovena a dosi triple di quelle usuali anestetiche. Sono disponibili anche associazioni di farmaci ad azione eutanasica, comprendenti un barbiturico associato a sostanze cardiotossiche. Tali farmaci, usualmente usati negli Stati Uniti e UK dove il Tanax (denominato T61) è stato ritirato dal commercio, non hanno grande diffusione in Italia.

L'eutanasia in ItaliaModifica

Facendo riferimento in particolare al panorama legislativo italiano si distingue l’eutanasia da altre pratiche e problematiche concernenti la fine della vita:

. la terapia del dolore attraverso la somministrazione di farmaci analgesici, che possono condurre il malato ad una morte prematura, non è considerata una forma di eutanasia in quanto l’intenzione del medico è alleviare le sofferenze del paziente e non procurarne la morte.

. non si configura come eutanasia il rifiuto dell’accanimento terapeutico. Il medico, nei casi in cui la morte è imminente e inevitabile, è legittimato (in Italia sia dalla legislazione che dal proprio codice deontologico) ad interrompere o rifiutare trattamenti gravosi per il malato e sproporzionati rispetto ai risultati che è lecito attendersi.

. in Italia è garantita la cosiddetta libertà di cura e terapia attraverso gli articoli 13 e 32 della costituzione. In particolare l’art. 32, 2º comma, recita: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge“. In base a tale principio nessuna persona capace di intendere e di volere può essere costretta ad un trattamento sanitario anche se indispensabile alla sopravvivenza. Anche da un punto di vista etico la rinuncia ad un intervento necessario alla sopravvivenza si configura come suicidio e non come eutanasia.

. infine non si può definire eutanasia la cessazione delle cure dopo la diagnosi di morte, in particolare dopo la diagnosi di morte cerebrale.


Le pratiche che si possono riferire all’eutanasia sono sicuramente varie e si distinguono anche sul piano morale e giuridico: abbiamo l'eutanasia attiva, rappresentata da una azione che procura direttamente la morte del malato, con intento dichiaratamente caritatevole, ad esempio attraverso la somministrazione di sostanze venefiche o il soffocamento; molti approcci (giuridici, morali, religiosi) negano che la si possa distinguere in modo sostanziale dall'omicidio. Anche da un punto di vista della deontologia medica, qualche complicazione concettuale sorge dalla non semplice riconducibilità dell'eutanasia attiva ai concetti fondanti di medicina, diagnosi e terapia. Si ha poi l'eutanasia passiva, in cui si sospendono tutti gli interventi di sostegno alla vita del soggetto (trattamenti terapeutici o nutrimento) provocandone la morte; questa forma sostanzialmente diversa dall'eutanasia attiva, in quanto la morte sovviene in modo "naturale". La terza forma è quella del cosiddetto suicidio assistito che consiste nel fornire a una persona i mezzi per togliersi la vita in modo poco doloroso. A differenza dell'eutanasia passiva, la morte quindi non è naturale; ma a differenza dell'eutanasia attiva, colui che assiste il suicidio non partecipa direttamente alle azioni che portano alla morte del paziente. Di immediata evidenza risulta la delicatezza dell’argomento e del dibattito che coinvolge gli ambiti morale, religioso, legislativo, scientifico, filosofico e politico.

Eutanasia in EuropaModifica

Viene definita " la dolce morte", ma la possibilità di applicarla in alcuni Paesi ha scatenato diversi dibattiti: l' eutanasia ad oggi è applicata solo con vari limiti e modalità in alcune nazioni europee. In America invece la norm
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Eutanasia in Europa

ativa sono diverse in base agli Stati: le direttive anticipate fornite dai malati hanno generalmente valore legale, in Oregon possono essere richiesti farmaci letali.

Nel nostro Paese l' eutanasia è vietata dalla legge, anche nel caso di volontà da parte del malato. Anche se considerata meno grave dell'omicidio volontario, può essere punita con la reclusione. Nei Paesi Bassi Il 28 novembre 2000 il Parlamento olandese ha approvato, per prima, la legalizzazione dell'eutanasia. La legge è entrata in vigore il 1° aprile 2002, nell'agosto del 2004 venne estesa anche ai bambini. Nel Paese iberico, a partire dal 1995 l'eutanasia e il suicidio assistito non venivano più considerati come omicidio. In Gran Bretagna non sono ammessi né l' eutanasia né il suicidio assistito, ma in alcuni casi la giustizia britannica ha autorizzato i medici ad anticipare la morte di pazienti malati terminali. In territorio francese l' eutanasia è proibita dalla legge ed equiparata all'omicidio, ma viene consentita la sospensione definitiva delle cure, vale a dire la cosiddetta «eutanasia passiva» Lo Stato danese ha invece introdotto già oltre un decennio fa il testamento biologico, grazie al quale i malati possono chiedere ai medici curanti la fine della terapia in caso di situazioni senza speranza di miglioramento

Opinioni di stati da: Europa,America e OceaniaModifica

ITALIA

Nel nostro Paese l'eutanasia è vietata dalla legge, anche nel caso in cui il malato sia consenziente, viene equiparata all'omicidio ed è perseguita penalmente, anche se viene considerata meno grave rispetto all'omicidio volontario (omicidio del consenziente, punito con reclusione da 5 a 15 anni). E' vietato anche il "suicidio assistito" (è il paziente che si toglie la vita, ingerendo egli stesso i farmaci forniti dal medico), anch'esso perseguito penalmente (aiuto o istigazione al suicidio, prevede la reclusione da 5 a 12 anni). E' invece tollerata quella che impropriamente viene chiamata "eutanasia passiva", vale a dire la "interruzione del trattamento terapeutico". Ciò significa che il malato, in stato di coscienza, può chiedere la rinuncia all'accanimento terapeutico, ossia la sospensione delle cure, consapevole di andare così incontro a morte sicura. Il Ministro della salute Sirchia propone oggi in Italia quello che negli USA è chiamato "Living will", ossia il "Testamento biologico": si tratta di un documento contenente le volontà espresse dal malato, quando è ancora in grado di intendere e volere, circa le terapie da seguire nel caso in cui non dovesse essere più cosciente in quanto in fase terminale.

OLANDA

L'Olanda è stato il primo Paese al mondo a consentire l'eutanasia ed il suicidio assistito, anche se subordinatamente ad una serie di condizioni: per non essere perseguito, ad esempio, il medico deve assicurarsi che il paziente abbia fatto una scelta volontaria e meditata, debba sottoporsi a "sofferenze insopportabili" e che "non abbia alternative". L'eutanasia è stata legalizzata con una legge approvata dal Parlamento il 10 aprile 2001 ed entrata in vigore il 1° aprile di quest'anno.

SVIZZERA

In Svizzera l'eutanasia non è consentita, mentre viene accettata la pratica del "suicidio assistito": il paziente deve ingerire da solo un farmaco letale, un barbiturico molto potente.

DANIMARCA

In caso di malattia incurabile o incidente grave, i danesi che abbiano sottoscritto un "testamento medico", che i sanitari sono tenuti a rispettare, possono chiedere di non essere tenuti in vita artificialmente.

FRANCIA

In Francia la "dolce morte" è illegale, ma il codice penale tratta diversamente l'eutanasia attiva e quella passiva: nel primo caso, quando si provoca direttamente la morte del paziente, il reato è assimilato all'omicidio, mentre nel secondo caso, ossia in assenza di azione terapeutica nei casi di coma irreversibile, non c'è reato, quindi l'eutanasia passiva è accettata.

GERMANIA

Secondo la Corte tedesca, che nel 1998 ha aperto la strada all'autorizzazione dell'eutanasia per le persone in coma irreversibile, in linea di principio la "dolce morte" può essere autorizzata solamente se è inequivocabilmente corrispondente alla volontà del paziente, ma deve comunque essere approvata dai tribunali tutori.

GRAN BRETAGNA

Nel Regno Unito non sono ammessi né l'eutanasia né il suicidio assistito, ma si sono verificati dei casi in cui la giustizia britannica ha autorizzato alcuni medici ad anticipare la morte di malati ormai senza speranza di sopravvivere e tenuti in vita in maniera artificiale.

BELGIO

In Belgio il Senato ha approvato nel 2001, un progetto di legge che autorizza l'eutanasia ma nel rispetto di precise condizioni e particolari procedure.

SVEZIA

In Svezia il "suicidio assistito" è un delitto non punibile; in casi estremi, il medico può interrompere il funzionamento delle macchine che tengono in vita il paziente aiutandone la respirazione.

SPAGNA In Spagna dal 1995 il codice penale non tratta più l'eutanasia e l'assistenza al suicidio come un omicidio.

AUSTRALIA Nel 1996 nei Territori del Nord è stata approvata una norma a favore della "dolce morte", ma la legge è stata successivamente bloccata dalla Corte federale.

USA Negli Stati Uniti l'eutanasia è vietata dalla legge federale. Nel 1997 la Corte federale ha rimandato ai singoli Stati l'approvazione di specifiche leggi su questo argomento. Attraverso un referendum nell'Oregon è stata autorizzata l'eutanasia per i malati terminali , e le spese sono pagate dello Stato attraverso la mutua.

DAL MINISTERO DELLA SALUTE ITALIANO

Dal punto di vista giuridicoModifica

"Il diritto di vivere ed il diritto di morire" sono stati al centro del dibattito tenutosi oggi a Venezia, presso la fondazione Querini Stampalia, che ha analizzato il problema dell' eutanasia dal punto di vista giuridico, cercando di vedere se anche in Italia potrebbe divenire lecito il suicidio assistito, ed in che termini.

Ad introdurre la giornata e' stata la relazione di Stefano Rodota', presidente europeo dei garanti per la privacy, che ha osservato come ormai sia divenuto impossibile parlare di eutanasia puramente e semplicemente, perche' il problema si e' diversificato: "Un tempo si comprendeva tutto nello stesso concetto, ma ormai la realta' dei fatti e' che sono diverse le modalita' per giungere ad una morte anticipata, tutte all'interno del principio di scelta sul modo e tempo di morire. Al di la' del decesso procurato su decisione altrui, il posto preminente e' ormai riservato ai tentativi di riconoscimento della volonta' dei singoli di porre fine alla propria esistenza. In questo senso, accanto al vero e proprio suicidio assistito, si collocano il rifiuto dell'accanimento terapeutico (ossia il protrarre la vita del paziente il piu' possibile, anche quando la situazione sia irreversibile e comporti sofferenze), il diritto al rifiuto di cura e il diritto di non soffrire, ossia la possibilita' di richiedere trattamenti antidolorifici". Per Rodota', "A lungo il paziente e' stato solo l'oggetto delle cure mediche, mentre con l'introduzione del principio del consenso informato si e' ridato spazio alla sua volonta', attribuendo rilievo pregnante alla dignita' del singolo. In quest' ottica, la sopravvivenza forzata per cure protratte sin troppo puo' diventare l'estrema strumentalizzazione della persona". I problemi, pero', sorgono quando si deve passare all'elaborazione di uno strumento giuridico adeguato per consentire il diritto di scegliere il destino della propria vita: "Il punto di partenza dev'essere - secondo Rodota' - l'eguaglianza di fronte alla morte. Ognuno deve aver diritto a non soffrire, esprimendo la propria volonta' durante la propria vita: il problema e' che, ove tale tipo di terapie comporti costi notevoli, non tutti potrebbero accedervi, e vi sarebbe quindi una discriminazione tra abbienti e non. Cio' premesso, credo che dovremmo spingere verso il coinvolgimento dei giudici, che con le loro interpretazioni accoglierebbero il diritto alla morte senza dover ricorrere ad una legge, che avrebbe un impatto sin troppo forte su chi e' ancora ancorato all'idea della sacralita' della morte stessa. La domanda di fondo, alla fine, e' questa: puo' uno stato imporre ai suoi cittadini una cultura della sofferenza, come quella attuale?".

Dal punto di vista delle religioniModifica

Cristianesimo

La Chiesa cattolica è schierata nettamente contro l'eutanasia, considerando tali pratiche equivalenti all'omicidio o al suicidio. La dottrina cattolica in merito all'eutanasia è riassunta nell'articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica dedicata al quinto comandamento: « L'eutanasia

2276 Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un'esistenza per quanto possibile normale.

2277 Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile. Così un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere.

2278 L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'«accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.

2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate. »

Una sintesi efficace della posizione della Chiesa cattolica si trova nell'enciclica Evangelium Vitae. Fatto salvo il caso particolare dell'accanimento terapeutico e la doverosa partecipazione per la sofferenza inaudita che spesso tali malati soffrono, le parole di Giovanni Paolo II esprimono in proposito una netta condanna: « [...] confermo che l'eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. »

« Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell'esistenza di chi soffre, l'eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante "perversione" di essa: la vera "compassione", infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. [...] La scelta dell'eutanasia diventa più grave quando si configura come un omicidio che gli altri praticano su una persona che non l'ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcun consenso. Si raggiunge poi il colmo dell'arbitrio e dell'ingiustizia quando alcuni, medici o legislatori, si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire. [...] Così la vita del più debole è messa nelle mani del più forte; nella società si perde il senso della giustizia ed è minata alla radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le persone. »

Con riferimento al "suicidio assistito" e all'eutanasia, l'enciclica Evangelium Vitae cita varie fonti teologiche e dottrinali, tra cui Sant'Agostino: «Non è mai lecito uccidere un altro: anche se lui lo volesse, anzi se lo chiedesse perché, sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l'anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene; non è lecito neppure quando il malato non fosse più in grado di vivere». Allo stesso modo l'enciclica afferma che non bisogna confondere l'eutanasia con la rinuncia all'accanimento terapeutico, ossia i casi in cui la morte dell'ammalato sia ritenuta "imminente e inevitabile". La posizione cattolica su questo argomento viene così descritta nel 2000 dalla Pontificia Accademia per la Vita: «Nell'immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile e imminente "è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita" poiché vi è grande differenza etica tra "procurare la morte" e "permettere la morte": il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa».

L'Islamismo

L'Islam vieta in maniera categorica tutte le forme di suicidio e tutte le azioni che possono agevolare il suicidio di qualcun altro.È inoltre vietato per un musulmano pianificare la propria morte per il futuro ma è possibile, per volontà propria, rifiutare terapie curative.

Ebraismo

L'ebraismo è parzialmente diviso sul tema dell'eutanasia. In genere i teorici dell'ebraismo ortodosso si oppongono all'eutanasia, spesso in modo vigoroso, anche se alcuni dimostrano una certa comprensione per l'eutanasia passiva in circostanze limitate. All'interno dell'ebraismo conservativo e riformato, invece, c'è un sostegno abbastanza diffuso per l'eutanasia passiva.

Buddhismo Ci sono diverse visioni del problema dell'eutanasia tra i buddisti. Vi èuna posizione di rifiuto nelle pratiche di eutanasia, ma non mancano correnti di pensiero che accettano alcuni casi eccezionali. Il Dalai Lama è stato citato dall'Agence France-Presse il 18 settembre 1996 in un articolo intitolato Il Dalai Lama riconsidera l'eutanasia riguardo a casi eccezionali, esprimendo la sua opinione: Il Dalai Lama afferma che i buddisti credono che ogni vita sia preziosa e nessuna più della vita umana.

LinkModifica

http://it.wikipedia.org/wiki/Eutanasia_e_religioni

http://it.wikipedia.org/wiki/Eutanasia

http://www.cdmisrvv.it/CDM/cdm_news/Numero3/Specula/Eutanasia_PvCattolico.htm

http://www.girodivite.it/L-eutanasia-secondo-la-chiesa.html

http://archiviostorico.corriere.it/2005/gennaio/12/eutanasia_nei_Paesi_europei_co_9_050112033.shtml

http://www.salute.gov.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=22&sub=4&lang=it

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