FANDOM


CirceModifica

La maga Circe, vive nell'isola di Eea ed è figlia di Elio e della ninfa Perseide. Secondo un'altra tradizione è figlia del Giorno e della Notte. Altri credono che il re Eete fosse suo padre, Ecate sua madre e Medea sua sorella. Secondo degli studi si pensa che l'isola di Eea, dove abitava la maga, sia il promontorio del Circeo situato nel Lazio, anche se è stato molto difficile stabilire la zona precisa.

Promontorio del pireo.jpg

promontorio del Circeo (isola di Eea)

Circe è sempre stata considerata come una maga esperta in ogni genere di male e di sortilegi, che ai suoi attributi divini aggiungeva anche l’attrattiva di un aspetto molto seducente. Sposa ad un sovrano dei Sàrmati, uccise il marito e dovette fuggire per sottrarsi alla vendetta dei sudditi. Si stabilì nell’isola di Eèa. Ma la più completa rappresentazione di tale singolare personaggio, ci è offerta da Omèro nell’odissea. Omero la chiama dea e descrive la sua dimora a Eea, isola dell’Alba, come un bellissimo palazzo che si ergeva nel mezzo di un fitto bosco; tutt’intorno alla casa leoni e lupi, vittime delle arti magiche di Circe, terrorizzavano i visitatori, anche se in realtà sono buoni e ammaestrati. La Circe omerica è ricca del fascino delle ambiguità: dea tremenda, donna dalla voce limpida, maga dai molti farmaci.

Rielaborazione fatta da noi prendendo spunto da i seguenti siti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Circe

http://www.liceogalvani.it/lavori-multimediali/mito/odissea/circe.htm

http://casalinopierluigi.bloog.it/circe-la-maga-circe.html

I compagni trasformati in porci Modifica

Tutti in due schiere uguali io li divisi.

E diedi ad ambo un duce: all'una il saggio

Eurìloco, e me all'altra, indi nel cavo

rame dell'elmo agitavam le sorti

Edificata con lucenti pietre

di Circe ad essi la magion,

ed Euriloco uscì, che in via si pose

senza dimora. Ventidue compagni,

lagrimando, il seguìan; né affatto asciutte

di noi, che rimanemmo, eran le guance.

s'offerse, che vagheggiava una feconda valle.

Montani lupi e leon falbi, ch'ella

mansuefatti avea con sue bevande,

stavano a guardia del palagio eccelso,

né lor già s'avventavano; ma invece

lusingando scotean le lunghe code,

e su l'anche s'ergeano. E quale i cani

blandiscono il signor, che dalla mensa

si leva, e ghiotti bocconcelli ha in mano;

tal quelle di forte unghia orride belve

gli ospiti nuovi, che smarriti al primo

vederle s'arretraro, ivan blandendo

Giunti alle porte, la deessa udirò

dai ben torti capei Circe, che dentro

canterellava con leggiadra voce,

ed un'ampia tessea, lucida, fina,

maravigliosa, immortal tela, e quale
Imagekkgkkf.jpg

mappa odissea

della man delle dive uscir può solo.

Pòlite allor, d'uomini capo, e molto

più caro e in pregio a me, che gli altri tutti

sciogliea tai detti: "Amici,

in queste mura soggiorna, io non so ben se donna o diva.

Che tele oprando, del suo dolce canto

tutta fa risentir la casa intorno.

Voce mandiamo a lei." Disse, e a lei voce

mandaro; e Circe di là tosto ov'era, levossi

e aprì le luminose porte,

e ad entrare invitavali. In un groppo

la seguìan tutti incautamente salvo

Euriloco, che fuor, di qualche inganno

sospettando, restò. La dea li pose

sovra splendidi seggi: e lor mescea

il Pramnio vino con rappreso latte,

bianca farina e mel recente; e un succo

giungeavi esizïal, perché con questo

della patria l'obblìo ciascun bevesse.

Preso e vôtato dai meschini il nappo

Circe batteali d'una verga, e in vile

stalla chiudeali: avean di porco testa,

corpo, sétole, voce; ma lo spirto

serbavan dentro, qual da prima, intègro.

Così rinchiusi, sospirando, fûro

Nunzio verace dell'infausto caso:

ed ella innanzi a lor del cornio i frutti

gettava, e della rovere e dell'elce,

de' verri accovacciati usato cibo.

venne rapido Euriloco alla nave.

Ma non potea per iterati sforzi

la lingua disnodar: gonfi portava

di pianto i lumi, e un vïolento duolo

l'alma gli percotea. Noi, figurando

sventure nel pensier, con maraviglia

l'interrogammo; ed ei l'eccidio al fine

de' compagni narrò: "Nobile Ulisse,

attraversato delle querce il bosco,

come tu comandavi, eccoci a fronte

magion construtta di politi marmi,

che di mezzo a una valle alto s'ergea.

Tessea di dentro una gran tela, e canto,

donna o diva, chi 'l sa? stridulo alzava.

Voce mandaro a lei. Levossi e aperse

le porte e ne invitò. Tutti ad un corpo

nella magion disavvedutamente

seguìanla: io no, che sospettai di frode.

Svaniro insieme tutti; e per istarmi

lungo ch'io feci ad esplorare assiso,

traccia d'alcun di lor più non m'apparve.


Testo tratto dal libro: La parola e il testo C Versi dal 203 al 280

Ermes aiuta Odisseo Modifica

Imagheejjs.jpg

ermes: messaggiero degli dei

Già per le sacre solitarie valli

Della Maga possente all'alta casa

Presso io mi fea, quando Mercurio,

il nume Che arma dell'aureo caduceo la destra,

In forma di garzone, a cui fiorisce

Di lanugine molle il mento appena,

Mi venne incontro, e per la man mi prese,

E: "Misero!" diss'ei con voce amica,

"Perché ignaro de' lochi, e tutto solo,

Muòvi così per queste balze a caso?

Sono in poter di Circe i tuoi compagni,

E li chiudon, quai verri, anguste stalle.

Venìstu forse a riscattarli?

Uscito Dell'immagine tua penso che a terra

Tu ancor cadrai. Se non che trarti

io voglio Fuor d'ogni storpio, e in salvo porti. Prendi Questo mirabil farmaco,

che il tristo

Giorno dal capo tuo storni, e con esso

Trova il tetto di Circe, i cui perversi

Consigli tutti io t'aprirò. Bevanda

Mista, e di succo esizïale infusa,

Colei t'appresterà: ma le sue tazze

Contra il farmaco mio nulla varranno.

Più oltre intendi. Come te la diva

Percosso avrà d'una sua lunga verga,

Tu cava il brando che ti pende al fianco,

E, di ferirla in atto, a lei t'avventa.


Circe, compresa da timor, sue nozze

T'offrirà pronta: non voler tu il letto

Della dea ricusare, acciò ti sciolga


Gli amici, e amica ti si renda. Solo

Di giurarti costringila col grande

Degl'immortali dèi giuro, che nulla

Più non sarà per macchinarti a danno;

Onde, poiché t'avrà l'armi spogliate,

Del cor la forza non ti spogli ancora".

Finito il ragionar l'erba salubre

Porsemi già dal suol per lui divelta,

E la natura divisonne: bruna

N'è la radice; il fior bianco di latte;

Moli i numi la chiamano: resiste

Alla mano mortal, che vuol dal suolo Staccarla;

ai dèi, che tutto ponno, cede.

Detto, dalla boscosa isola il nume

Alle pendici dell'Olimpo ascese;

Ed io vêr Circe andai; ma di pensieri

In gran tempesta m'ondeggiava il core.


Tratto da http://www.miti3000.it/mito/biblio/omero/odissea/decimo.htm Verso dal 300 al 360

Ulisse si rivolge a circe e fa liberare i compagniModifica

Giunto alla diva dalle belle trecce,

La voce alzai dall'atrio. Udimmi, e ratta

Levossi, e aprì le luminose porte,

E m'invitava: io la seguìa non lieto.

Sovra un distinto d'argentini chiovi

Seggio a grand'arte fatto, e vago assai,

Mi pose: lo sgabello i piè reggea.

Quindi con alma che pensava mali,

La mista preparommi in aureo nappo

Bevanda incantatrice, ed io la presi

Dalla sua mano, e bebbi; e non mi nocque.

Però in quel che la dea me della lunga

Verga percosse, e: "Vanne", disse, "e a terra

Co' tuoi compagni nella stalla giaci",

Tirai dal fianco il brando, e contra lei,

Di trafiggerla in atto, io mi scagliai.

Circe, mandando una gran voce, corse

Rapida sotto il colpo, e le ginocchia

Con le braccia afferrommi, e queste alate

Parole mi drizzò, non senza pianto:

"Chi sei tu? donde sei? la patria dove?

Dove i parenti a te? Stupor m'ingombra,

Che l'incanto bevuto in te non possa,

Quando io non vidi, cui passasse indarno

Per la chiostra de' denti il mio veleno.

Certo un'anima invitta in petto chiudi.

Saréstu forse quel sagace Ulisse,

Che Mercurio a me sempre iva dicendo

Dover d'Ilio venir su negra nave?

Per fermo sei. Nella vagina il brando

Riponi, e sali il letto mio: dal core

D'entrambi ogni sospetto amor bandisca".


"Circe", risposi, "che da me richiedi?

Io cortese vêr te, che in sozze belve

Mi trasformasti gli uomini? Rivolgi

Tacite frodi entro te stessa; ed io

La tua penetrerò stanza secreta,

Onde, poiché m'avrai l'armi spogliate,

Del cor la forza tu mi spogli ancora?

No, se non giuri prima, e con quel grande

Degl'immortali dèi giuro, che nulla

Più non sarai per macchinarmi a danno".

Dissi; e la dea giurò. Di Circe allora

Le belle io salsi maritali piume.


[...]


E un'altra ninfa da bel vaso d'oro

Purissim'acqua nel bacil d'argento

Mi versava, e stendeami un liscio desco,

Che di candido pane e di serbate

Dapi a fornir la dispensiera venne:

"Cìbati", mi dicea la veneranda

Dispensiera, ed instava; ed io, d'ogni esca

Schivo, in altri pensieri, e tutti foschi,

Tenea la mente, pur sedendo, infissa.

Circe, ratto che avvidesi ch'io mesto

Non mi curava della mensa punto,

Con queste m'appresso voci sul labbro:

"Perché così, qual chi non ha favella,

Siedi, Ulisse, struggendoti, e vivanda

Non tocchi, né bevanda? In te sospetto

S'annida forse di novello inganno?

Dopo il mio giuramento a torto temi".


Ed io: "Circe, qual mai retto uomo e saggio

Vivanda toccheria prima, o bevanda,

Che i suoi vedesse riscattati e salvi?

Fa' che liberi io scorga i miei compagni,

Se vuoi che della mensa io mi sovvegna".


Circe uscì tosto con in man la verga,

E della stalla gl'infelici trasse,

Che di porci novenni avean l'aspetto.

Tutti le stavan di rincontro; e Circe,

D'uno all'altro passando, un prezïoso

Sovra lor distendea benigno unguento.

Gli odiati peli, che la tazza infesta

Produsse, a terra dalle membra loro

Cadevano; e ciascun più che non era,

Grande apparve di corpo, e assai più fresco

D'etade in faccia, e di beltà più adorno.

Mi ravvisò ciascuno, ed afferrommi

La destra; e un così tenero e sì forte

Compianto si levò, che la magione

Ne risonava orrendamente, e punta

Sentìasi di pietà la stessa Maga.

Ella, standomi al fianco: "O sovrumano

Di Laerte figliuol, provvido Ulisse,

Corri", diceami, "alla tua nave, e in secco

La tira, e cela nelle cave grotte

Le ricchezze e gli arnesi: indi a me torna.

E i diletti compagni adduci teco".

Fonti: http://www.liberliber.it/

Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.

Inoltre su FANDOM

Wiki casuale